di Pietro Tonti

Per quattro lunghi mesi una tenda è rimasta piantata davanti all’ospedale Veneziale di Isernia. Doveva essere il simbolo della battaglia per la sanità molisana. Doveva scuotere le coscienze, mobilitare le istituzioni, cambiare il destino dell’ospedale. Alla fine, però, ciò che resta è soprattutto una domanda: cosa ha realmente prodotto quella protesta? La sanità molisana continua a soffrire degli stessi problemi di prima. La carenza di medici non è scomparsa. Le difficoltà organizzative restano. I reparti continuano a fare i conti con organici ridotti e sacrifici quotidiani. Nel frattempo il Veneziale è finito più volte sotto i riflettori nazionali per le sue criticità, con il rischio di trasmettere all’esterno l’immagine di una struttura allo sbando e di una sanità incapace di garantire servizi adeguati. Una narrazione che, spesso, ha finito per mortificare anche il lavoro straordinario di medici, infermieri e operatori sanitari che ogni giorno, tra mille difficoltà, continuano a garantire assistenza e professionalità.

Poi arriva Domenico Di Baggio. Niente tende. Niente slogan. Niente conferenze stampa.

Un medico che decide di mettersi a disposizione gratuitamente per coprire turni al Pronto Soccorso del Veneziale. Un gesto concreto, immediato, che vale più di mesi di polemiche e passerelle mediatiche. Alla sua disponibilità si è aggiunta quella del dottor Luca Iorio. Due professionisti che hanno scelto di rispondere all’emergenza non con i comunicati, ma con il lavoro.

È qui che emerge la differenza tra chi denuncia i problemi e chi prova ad affrontarli. Per mesi si è parlato di commissari, di responsabilità politiche, di tagli e di chiusure. Tutto vero. Ma nel frattempo qualcuno ha deciso di fare un passo avanti e contribuire direttamente al funzionamento di un servizio essenziale per la comunità.

Il Molise vive da diciassette anni sotto commissariamento sanitario. Diciassette anni durante i quali si sono succeduti governi nazionali di ogni colore politico. Attribuire oggi tutte le responsabilità esclusivamente agli amministratori locali significa ignorare una realtà molto più complessa.

La verità è che la sanità molisana è vittima di un sistema che per anni ha sottratto risorse, personale e capacità decisionale al territorio. Ma è altrettanto vero che alimentare continuamente una narrazione catastrofica rischia di produrre un effetto opposto a quello desiderato: allontanare professionisti, spaventare i cittadini e indebolire ulteriormente la fiducia nelle strutture sanitarie.

Il gesto di Di Baggio e Iorio rappresenta invece un messaggio potente. Dimostra che esiste ancora chi mette il bene comune davanti alle convenienze personali o politiche. Dimostra che il senso delle istituzioni non si misura dal tempo trascorso sotto una tenda, ma dalla disponibilità a entrare in corsia quando c’è bisogno.

La sanità molisana non sarà salvata da due medici volontari. Sarebbe illusorio pensarlo. Ma il loro esempio ricorda a tutti che la differenza tra propaganda e servizio pubblico è semplice: la propaganda parla dei problemi, il servizio pubblico prova a risolverli.

E oggi, più delle tende e delle polemiche, i cittadini hanno bisogno proprio di questo.