di Pietro TONTI

Il Molise è l’unica regione del Mezzogiorno ad aver chiuso il 2025 con il segno meno. Il Prodotto interno lordo arretra dell’1,1%, mentre tutte le altre regioni del Sud fanno registrare una crescita. È il dato che emerge dal rapporto Svimez e che impone una riflessione ben più profonda dei semplici numeri.

A trascinare verso il basso l’economia regionale è soprattutto il settore delle costruzioni, che crolla del 4,3%, seguito dall’industria (-2%) e dai servizi (-0,8%). Soltanto l’agricoltura riesce a mantenere un andamento positivo con un +0,8%.

Il confronto con l’Abruzzo è impietoso. Oltre il Trigno il PIL cresce dell’1,9%, grazie soprattutto a un settore delle costruzioni che vola addirittura del 21,9%. Due territori confinanti, due realtà profondamente diverse.

La domanda è inevitabile: perché l’edilizia molisana è in crisi?

La risposta non può essere ricondotta soltanto alla congiuntura economica nazionale. Le imprese del settore denunciano ormai da tempo un problema strutturale che rischia di paralizzare il comparto: i ritardi nei pagamenti dei lavori pubblici.

Molte aziende sono costrette ad anticipare risorse proprie per mesi, talvolta per oltre un anno, sostenendo il costo di materiali, manodopera, contributi e fornitori senza ricevere nei tempi previsti quanto maturato per opere già eseguite. Una situazione che mette in crisi soprattutto le piccole e medie imprese, ossatura del tessuto produttivo regionale.

Non è un caso che l’ANCE Molise abbia più volte chiesto alla Regione e agli enti pubblici di accelerare i pagamenti e lo sblocco delle risorse, evidenziando come la liquidità rappresenti oggi la principale emergenza del comparto. Anche a livello nazionale, l’associazione dei costruttori denuncia ritardi nei ristori e nei pagamenti delle opere pubbliche che rischiano di compromettere la continuità dei cantieri e il raggiungimento degli obiettivi del PNRR.

Il problema non riguarda soltanto le imprese.

Quando un cantiere si ferma o procede a rilento, si blocca un’intera filiera economica: artigiani, impiantisti, trasportatori, fornitori di materiali, studi tecnici, professionisti e lavoratori. Ogni euro che non entra tempestivamente nelle casse delle imprese genera un effetto domino che si riflette sull’intera economia regionale.

A questo si aggiunge un altro elemento di forte criticità. Il settore delle costruzioni rappresenta tradizionalmente uno dei principali motori dello sviluppo economico del Molise. Se questo comparto rallenta, inevitabilmente rallentano anche consumi, investimenti e occupazione.

Il paradosso è evidente. Da una parte si annunciano investimenti, fondi europei e risorse del PNRR; dall’altra molte imprese continuano a fare i conti con una cronica mancanza di liquidità dovuta ai ritardi della pubblica amministrazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: imprese che rinunciano a partecipare ai bandi, cantieri che procedono con estrema lentezza, aziende costrette ad aumentare l’indebitamento bancario per finanziare lavori già eseguiti.

Il dato Svimez, dunque, non rappresenta soltanto una fotografia statistica. È il sintomo di una difficoltà strutturale che rischia di compromettere la competitività dell’intero sistema economico molisano.

Per invertire la rotta non bastano nuovi finanziamenti. Occorre garantire una regola semplice ma fondamentale: chi realizza un’opera pubblica deve essere pagato nei tempi previsti dalla legge.

Perché senza liquidità le imprese non investono, non assumono e non crescono. E quando si ferma l’edilizia, si ferma una parte importante dell’economia del Molise