di Pietro Tonti

La partecipazione della Regione Molise al Forum PA 2026, dopo undici anni di assenza, viene presentata come il simbolo di una nuova stagione amministrativa e come l’occasione per raccontare le politiche messe in campo a favore dello sviluppo regionale.

Un ritorno certamente significativo sul piano dell’immagine istituzionale, ma che rischia di apparire scollegato dalla realtà quotidiana vissuta dai cittadini molisani.

Perché il vero problema oggi non è partecipare a un forum nazionale. Il vero problema è che il Molise continua a perdere popolazione, giovani, imprese e servizi essenziali.

Mentre si parla di innovazione, coesione e valorizzazione delle aree interne, i numeri descrivono una regione che da anni affronta una lenta ma costante emorragia demografica. Interi comuni si stanno svuotando, le attività economiche faticano a sopravvivere, il tessuto produttivo appare fragile e l’età media della popolazione continua ad aumentare.

Le aree interne, spesso richiamate nei documenti programmatici, continuano a soffrire la carenza di servizi fondamentali: sanità, trasporti, connessioni digitali, scuole e opportunità occupazionali. Condizioni che rendono sempre più difficile per i giovani immaginare il proprio futuro in questa regione.

La politica di coesione europea rappresenta certamente uno strumento importante. Ma le risorse economiche, da sole, non bastano.

Negli ultimi decenni il Mezzogiorno ha beneficiato di ingenti finanziamenti nazionali ed europei senza che ciò riuscisse a invertire realmente i processi di spopolamento e marginalizzazione di molti territori. Il punto non è soltanto spendere le risorse disponibili. Il punto è costruire una visione complessiva di sviluppo.

Oggi il Molise avrebbe bisogno di una strategia integrata che metta insieme economia, infrastrutture, fiscalità di vantaggio, politiche per i giovani, sostegno alle imprese, tutela del territorio e attrazione di nuovi investimenti.

Servirebbero misure straordinarie per chi decide di vivere, lavorare e investire nelle aree interne. Servirebbero incentivi fiscali permanenti, un piano per il ripopolamento dei borghi, interventi sulla mobilità e un forte sostegno alle attività produttive locali.

Al contrario, troppo spesso si assiste a iniziative frammentate che producono risultati limitati e non incidono sulle cause profonde della crisi.

Anche il tema dell’occupazione merita una riflessione seria. Senza nuove opportunità di lavoro qualificato sarà impossibile trattenere i giovani laureati e attrarre nuove competenze. Il rischio è quello di continuare a formare professionalità che poi trovano occupazione altrove, impoverendo ulteriormente il territorio.

La stessa valorizzazione delle aree interne non può essere ridotta a slogan. Occorre trasformare questi territori in luoghi competitivi, dotati di servizi efficienti e capaci di offrire prospettive concrete alle famiglie e alle imprese.

Per questo motivo la presenza al Forum PA dovrebbe rappresentare non un punto di arrivo ma un punto di partenza. Un’occasione per confrontarsi con le migliori esperienze nazionali e comprendere che il problema del Molise non può essere affrontato con interventi settoriali o iniziative di facciata.

La realtà è che il Molise sta attraversando una fase delicata della sua storia. Lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva riduzione delle attività economiche impongono scelte coraggiose e una programmazione di lungo periodo.

Se non verranno adottate politiche integrate e strutturali, il rischio è che le risorse della coesione europea continuino a finanziare singoli progetti senza riuscire a modificare il quadro generale.

Il Molise non ha bisogno soltanto di essere rappresentato nei convegni nazionali. Ha bisogno di tornare ad essere una terra dove valga la pena vivere, lavorare, investire e costruire il proprio futuro