di Pietro Tonti
Elezioni comunali ad Agnone. I numeri parlano chiaro: i primi due eletti della lista del sindaco Daniele Saia sono Raffaele Masciotra e Mario Petrecca, entrambi espressione dell’area di centrodestra. Insieme hanno raccolto 793 preferenze, un dato di poco inferiore al totale ottenuto dai candidati riconducibili al Partito Democratico. Proprio quel PD che, anche attraverso figure investite di incarichi locali e nazionali, negli ultimi mesi ha posto in maniera sistematica e continuativa veti politici e personali.
Se c’è dunque uno sconfitto politico in questa tornata elettorale, è proprio il Partito Democratico, oggi relegato ai margini di una maggioranza che rischia paradossalmente di vedere protagonisti proprio i due esponenti dell’area di centrodestra.
Ma questa realtà, apparentemente contraddittoria, riflette un fenomeno ormai consolidato anche ai livelli più alti della politica locale e nazionale. Le tradizionali divisioni tra destra e sinistra tendono infatti a dissolversi all’interno delle liste civiche, costruite sempre più spesso per governare le realtà comunali attraverso aggregazioni trasversali. I partiti, a quel punto, sembrano limitarsi a contarsi dopo il voto, nel tentativo di rivendicare appartenenze e pesi politici.
Uno scenario che lascia molti osservatori attoniti e che apre interrogativi profondi sul futuro della rappresentanza politica e sul reale valore dei simboli di partito nelle competizioni elettorali che verranno.
Il caso di Campobasso è emblematico: una amministrazione di centrosinistra, nata con la cosiddetta “anatra zoppa”, continua a reggersi anche grazie al sostegno proveniente dal centrodestra. Una situazione che conferma quanto i confini politici tradizionali siano diventati sempre più sfumati nelle amministrazioni locali.
E allora quale potrebbe essere lo scenario delle prossime elezioni amministrative del 2026 a Isernia? I due schieramenti finiranno per convergere, direttamente o indirettamente, su un unico candidato per poi contarsi soltanto a risultato acquisito? Oppure assisteremo al ritorno di identità politiche più nette e riconoscibili davanti agli elettori?
Domande che, già oggi, attraversano il dibattito politico cittadino e che potrebbero rappresentare uno dei temi centrali della prossima campagna elettorale.
Certamente Isernia non è un piccolo centro e le dinamiche partitiche vedono da sempre gruppi contrapposti alternarsi alla guida della città, ma se il trend è questo cosa possiamo aspettarci?







