di Pietro Tonti
A Campobasso si sta consumando una delle pagine politiche più singolari degli ultimi anni nel panorama molisano. Da una parte un’amministrazione di centrosinistra che continua a governare serenamente, programma opere, parla già di futuro e guarda apertamente a un possibile secondo mandato. Dall’altra un centrodestra che, almeno formalmente all’opposizione, nei fatti continua a garantire la sopravvivenza politica della sindaca senza mai arrivare davvero allo scontro definitivo.
Una situazione che per molti cittadini rappresenta il simbolo del crollo della politica partitica tradizionale. Perché mentre nei comunicati ufficiali si rivendicano risultati amministrativi, conti in ordine e progetti futuri, la vera domanda che attraversa la città è un’altra: come può un’amministrazione di centrosinistra andare avanti senza una maggioranza politica autonoma e stabile se non grazie alla debolezza — o alla convenienza — di parte del centrodestra?
Il nodo politico è tutto qui. I partiti dell’area moderata e conservatrice, pur criticando a parole l’operato dell’amministrazione, non arrivano mai realmente a mettere in minoranza la sindaca. Nessuna rottura definitiva, nessun passaggio politico decisivo, nessuna crisi vera. Una posizione che alimenta sempre più il sospetto di un’opposizione di facciata utile a mantenere equilibri, ruoli e soprattutto posizioni all’interno delle numerose commissioni consiliari e degli organismi istituzionali collegati, spesso accompagnati da indennità e compensi.
Nel dibattito cittadino cresce così la percezione di una politica diventata autoreferenziale, dove la conservazione del proprio spazio personale conta più della costruzione di una vera alternativa di governo.
Le motivazioni utilizzate da alcuni esponenti del centrodestra per giustificare questa paralisi politica vengono considerate da molti osservatori sempre più deboli e inconcludenti. Tra le argomentazioni più ricorrenti emerge quella secondo cui non si potrebbe aprire una crisi amministrativa finché il centrodestra non individuerà un candidato sindaco condiviso. Una linea che, nei fatti, sta consentendo all’amministrazione di proseguire il proprio percorso senza particolari ostacoli.
Il risultato è un quadro paradossale. Il centrosinistra governa, realizza il proprio programma e costruisce già la prospettiva politica del secondo mandato, mentre il centrodestra appare incapace perfino di esercitare il ruolo naturale di opposizione.
Una debolezza che coinvolge anche i livelli regionali dei partiti. I vertici molisani del centrodestra vengono accusati di immobilismo e sostanziale inerzia davanti a una situazione che altrove avrebbe già prodotto chiarimenti politici o profonde spaccature interne. A Campobasso, invece, tutto sembra sospeso in una zona grigia dove maggioranza e opposizione finiscono spesso per sovrapporsi.
Ed è forse questo l’aspetto che più preoccupa una parte dell’elettorato: la progressiva perdita di identità politica. Destra e sinistra non appaiono più alternative nette ma elementi di un sistema che tende alla conservazione degli equilibri piuttosto che al confronto politico reale.
Nel frattempo l’amministrazione comunale continua legittimamente a rivendicare risultati, opere pubbliche, bilanci e programmazione. Ma lo fa dentro un contesto politico anomalo, dove l’opposizione sembra aver rinunciato al proprio ruolo e dove la tenuta del governo cittadino dipende anche da chi, teoricamente, dovrebbe provare a mandarlo a casa.
Una situazione che racconta molto non soltanto della politica campobassana, ma della crisi più generale dei partiti tradizionali, sempre meno capaci di interpretare una visione politica coerente e sempre più schiacciati da logiche personali, tattiche e di sopravvivenza istituzionale. Non lamentiamoci se in Italia l’astensione al voto ha raggiunto cifre record, queste dinamiche non fanno altro che allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica.







