Ancora una volta il TAR si sostituisce alla regione a garanzia dei diritti dei cittadini e questa volta lo fa per il trasporti pubblico. Dopo la sonora bocciatura del bando, la soluzione proposta e approvata dal consiglio è la costituzione di una società in House, come si apprende dalla stampa.

Rispetto ad un tema di gestione di servizio pubblico, sorgono molte perplessità sulla garanzia dei servizi, sui costi che la gestione complessiva nuova comporterà e ci chiediamo se al Consiglio sia stata presentata una valutazione tecnico economica sulla fattibilità dell’operazione, sul rapporto costi benefici e sui principi di efficienza e efficacia che dovrebbero guidare le scelte della PA.

Queste scelte, invece, a 3 mesi dal voto, destano molti dubbi sulla realizzazione a vantaggio di cittadini e lavoratori.

 

Tuttavia pare che la fantasia superi la realtà, considerato che manca persino il piano dei trasporti aggiornato che attualmente prevede il ricorso al mercato e non a una società in House. Inoltre se il risparmio economico si raggiunge utilizzando le modalità previste nel bando, ancora una volta diciamo che non ci siamo e non accettiamo il taglio di servizi e personale. Dopodiché, se il piano approvato per il rinnovamento del parco auto si completerà solo nel 2025, con quali autobus la regione effettuerà i servizi?

 

Si rischia di trovarsi di fronte a scelte sbagliate e anacronistiche che determineranno sprechi di denaro pubblico con qualche vantaggio per pochi e svantaggi per tutti.

Qual è la nuova organizzazione del trasporti pubblici prevista con la società in House? Quanto previsto nel bando bocciato dal TAR, prevedeva la riduzione della spesa di €5.000.000,00, tagliando sui servizi e di conseguenza sul personale addetto, con la riduzione dei costi del personale per circa 2 milioni di euro che significa, appunto, il taglio di circa 70 posti di lavoro.

 

Anche stavolta, su un tema fondamentale, non c’è stato alcun confronto, almeno con noi. Forse perché sin dal primo minuto, abbiamo mostrato forti perplessità su come evolvevano le attività e ci siamo opposti, evidentemente con un criterio valido.

Insomma, qualcuno che ci additava come ostruzionisti, oggi deve rivolgere la medesima accusa ai giudici del TAR.