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Totaro: L’offerta sanitaria regionale del basso Molise esce fortemente ridimensionata e penalizzata rispetto alla nuova mappa sanitaria regionale

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Programma operativo straordinario (Pos) 2015-2018 per il rientro dal disavanzo sanitario, il ‘Vietri’ di Larino diventa ospedale di comunità, viene inaugurata un’unità di degenza infermieristica, il San Timoteo è solo un ramo dell’Hub del Cardarelli. Tali provvedimenti, in ultima analisi, confermano la nostra tesi, ossia nell’ambito dell’offerta sanitaria regionale il basso Molise esce fortemente ridimensionato, penalizzato rispetto alla nuova mappa sanitaria regionale (contenuta nell’atto aziendale) che vede il centro e l’alto Molise far da padrone con ben tre ospedali pubblici (il Cardarelli, il Veneziale e il Caracciolo di Agnone) e ben 5 strutture private accreditate: Villa Maria a Campobasso, Villa Esther a Bojano, la Gea Medica di Isernia, il Neuromed a Pozzilli e la Fondazione Giovanni Paolo II a Campobasso.

Una scelta, quella definita dal Governatore e commissario ad acta per la sanità, Paolo Frattura che, ribadiamo, penalizza ulteriormente il territorio bassomolisano e che potrebbe creare disagi ulteriori per la popolazione su di una materia così importante come la salute. Come rappresentante di questo territorio sento il dovere, prima ancora che politico, morale di oppormi a tale riconversione e lo farò nelle sedi opportune come la quarta commissione consiliare e in consiglio stesso, in quanto questo territorio, peraltro privo anche di una sanità privata (ricordo la mia proposta di trasferire nel complesso ospedaliero frentano la Fondazione Giovanni Paolo II) si troverà nelle condizioni di non poter soddisfare al meglio la richiesta di assistenza della popolazione soprattutto riguardo alle acuzie. Infatti, in funzione della riconversione al Vietri, come al ‘Santissimo Rosario’ di Venafro, non saranno più erogate prestazioni di assistenza ospedaliera per le acuzie, e vi saranno soltanto ricoveri temporanei per quei pazienti per i quali non sia rappresentabile un percorso di assistenza domiciliare.

Pur favorevoli all’apertura al Vietri della nuova Unità a Degenza infermieristica gestita da infermieri 24 ore su 24, non possiamo non rimarcare come l’ospedale frentano era da considerare fiore all’occhiello della sanità molisana e la sua interazione con il San Timoteo di Termoli riusciva a garantire risposte sanitarie di efficienza e di efficacia. Così come riconvertito determinerà che per questa parte di Molise esisterà un solo ospedale pubblico, il San Timoteo di Termoli, che si troverà a dover dare, come del resto sta già accadendo, risposte sanitarie ad una popolazione che rappresenta un terzo di quella molisana, con il rischio concreto di creare lunghe liste di attesa inconciliabili con le esigenze di assistenza specie durante i mesi estivi quando la popolazione cresce in maniera esponenziale. A differenza del resto della popolazione molisana che, come detto, può contare su tre ospedali pubblici e 5 strutture private accreditate.

La riconversione del ‘Vietri’, l’aver trasformato il San Timoteo in un semplice ramo della sanità regionale rappresenta davvero un’ulteriore mannaia sulla stessa economia della zona. Se vogliamo che quest’area guardi al futuro dobbiamo darle garanzie diverse, operare riconversioni che diano speranze e non che, al contrario, provochino ulteriori ridimensionamenti, con il rischio crescente di vedere la popolazione scegliere l’offerta sanitaria addirittura di altre regioni piuttosto che quella molisana.