L’anello podistico e ciclabile di Isernia dove si riversano centinaia di isernini quotidianamente per mantenere la forma e trascorrere ore spensierate, è tra la piscina comunale e le sorgenti di San Martino, lungo il fiume Sordo.

Si tratta di un percorso di circa 4 chilometri sul quale sovente si osservano cataste di rifiuti, bottiglie di plastica gettate sconsideratamente lungo il suo percorso o addirittura buste piene di immondizia di cittadini con il senso civico e ambientale da numeri relativi.

Una situazione intollerabile, per tante persone che spesso impotenti davanti a tale scempio, si chiedono per quale motivo non vi sia un controllo da parte dell’amministrazione pentra o per quale motivo non si utilizzino i ragazzi dello Sprar per tali pulizie e controllo dell’area. Nulla di tutto questo.

Qualche mese fa un’associazione sportiva effettuò di domenica una giornata ecologica, gli associati, munendosi di grosse buste in plastica, percorsero tutto l’anello podistico riempiendo decine di bustoni. Liberando il percorso dalla tanta immondizia gettata senza ritegno alcuno da chi magari fa il leone da tastiera sul web.

Problema non risolto e a distanza di poche settimane ecco che l’ambiente cosiddetto delle Piane è diventato di nuovo una discarica a cielo aperto. Dove non arriva la volontà istituzionale e amministrativa arriva il cittadino e ieri pomeriggio un gruppo di giovani, non legati ad alcuna associazione, spontaneamente hanno deciso di dare un impulso alla attività civica, si sono dotati delle famose buste e hanno raccolto lungo il percorso tutto quello che gli sciocchi isernini hanno gettato nelle ultime settimane ai margini di questa stradina. Una lezione di buon senso, un monito silente e pragmatico nella direzione degli stolti che andrebbero educati e puniti severamente, ma non ci può essere un controllo così serrato su un percorso vasto e isolato.

E pensare che vi sono comunque lungo la strada per tutto il percorso podistico anche i cestini per l’immondizia che vengono svuotati regolarmente.

Un plauso doveroso a questi giovani, che hanno preferito restare nell’anonimato, senza rilasciare alcuna intervista sull’opera che si accingevano a compiere. Sono i fatti che contano, sperando che la sensibilità di questo gesta possa contagiare tutti nella direzione del bene comune, l’ambiente e il territorio.