Sappiamo quanto sia complessa la materia e quali obiezioni possono essere mosse ad un Sindaco che decide di intervenire. A volte, però, occorre farlo. Noi, vista la situazione, lo avremmo fatto, con tutti i rischi del caso. Non si tratta di “polemica politica”. Avevamo già posto la questione relativa alla necessità di un intervento del Sindaco con riferimento ai manifesti dal contenuto sessista apparsi un anno fa. La risposta era stata che mancavano gli strumenti giuridici per intervenire.

In un anno, nonostante le nostre richieste e le proposte formulate, nonché l’impegno a discuterne nelle commissioni competenti, nessuna modifica integrativa è stata apportata al regolamento che disciplina il diritto sulle pubbliche affissioni in città. Tale regolamento, peraltro, prevede espressamente, all’art. 17, il potere dell’Amministrazione Comunale di disporre addirittura la rimozione degli impianti pubblicitari  in presenza di ragioni di pubblico interesse. Si è valutata la possibilità, con l’Avvocatura comunale, di applicare tale norma ai manifesti affissi sugli impianti, posto che di ragioni di pubblico interesse ce ne sono in abbondanza? L’Amministrazione Gravina non  ha ritenuto di adottare, in occasione delle modifiche, a marzo del 2021, al nuovo Regolamento per l’applicazione del canone patrimoniale di concessione autorizzazione o esposizione pubblicitaria, il codice di autodisciplina della comunicazione commerciale (come ha fatto, invece, il Comune di Ripalimosani). Quello sarebbe stato uno strumento efficace e di pronto impiego. Il nuovo regolamento, comunque, all’art. 49, comma 15, prevede il potere dell’Amministrazione  di limitare quantità, durata e tipologia dei manifesti per tutelare il pubblico interesse: perché non provare a ricorrere a tale norma?

Al di la’ di tutto ciò, presupposto legittimante l’affissione è la indicazione chiara dei dati del committente. È stato verificato se il committente ha fornito i suoi dati e se sono dati veri?

Si è valutato il potere di adottare, ai sensi dell’art.54, commi 4 e 4bis del Tuel, anche con riferimento all’art.112 del Tulps, una ordinanza sindacale di rimozione, considerando che le affermazioni relative alle “terapie geniche” e al “rischio zero” per bambini e ragazzi sono false e pericolose per la pubblica salute e la pubblica incolumità? Nessuno mette in discussione la libertà di espressione, ma tale libertà non può essere invocata là dove vengono pubblicizzate informazioni false, che possono condizionare negativamente la volontà ed i comportamenti di un numero indifferenziato di persone su temi che riguardano la salute dei singoli e quella collettiva.

Molti sindaci hanno scelto di ordinare la rimozione di manifesti (ad esempio quelli basati su discriminazioni o nocivi stereotipi di genere) anche in assenza dei requisiti per l’intervento (sequestro) della magistratura. A Campobasso, a distanza di un anno, continuano a mancare norme regolamentari specifiche e non sembra esserci stato alcun tentativo di lavorare su una interpretazione delle norme esistenti per trovare l’appiglio giuridico per coprire manifesti che divulgano informazioni false e pericolose.

Per questa ragione siamo intervenuti. Per questa ragione abbiamo raccolto lo sdegno, la preoccupazione, l’incredulità dei cittadini di Campobasso e siamo intervenuti

 

 

ANTONIO BATTISTA

 

BIBIANA CHIERCHIA

 

ALESSANDRA SALVATORE

 

GIOSE TRIVISONNO