Il 25 marzo 2017 ricorrono i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, considerati come uno dei momenti storici più significativi del processo di integrazione europea.

Ed in questo contesto, gli onorevoli Cicu, Comi e Patriciello incontrano la gente per dire con orgoglio  ” Siamo Italiani” e ribadire il loro impegno sul territorio.

 Il futuro dell’Europa a 60 anni dai trattati di Roma. Un progetto quello di “Siamo Italiani” che stavolta toccherà la Campania.

L’appuntamento è per il 18 marzo dalle ore 10.30 a Caserta presso il Golden Tuli Plaza.

 Gli onorevoli Cicu, Comi e Patriciello, tratteranno, in un incontro con i simpatizzanti del progetto aggregativo: il futuro dell’Europa a 60 anni dai trattati di Roma, per tracciare un consuntivo di quello che l’Europa rappresenta oggi e delle potenzialità futuribili, di maggiore coesione e del ruolo della nostra nazione nell’asset europeo, spesso minato da frange antieuropeiste.

 

 I Trattati di Roma

Il 25 marzo 1957, vengono firmati i Trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea. Il primo istituisce una Comunità economica europea (CEE), il secondo invece una Comunità europea dell’energia atomica, meglio conosciuta come Euratom.

Inizialmente elaborato per coordinare i programmi di ricerca degli Stati in vista di promuovere un uso pacifico dell’energia nucleare, il trattato Euratom contribuisce oggi alla condivisione delle conoscenze, delle infrastrutture e del finanziamento dell’energia nucleare.

Il Trattato CEE riunisce Francia, Germania, Italia e paesi del Benelux in una Comunità con l’obiettivo, come ricorda l’art. 2, di creare un mercato comune e favorire la trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità.

Ma ha anche un obiettivo più politico ed è quello di contribuire alla costruzione funzionale dell’Europa politica e un passo verso un’unificazione più ampia dell’Europa. Come dichiarano nel preambolo i firmatari del trattato: “essere determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei”.

I primi articoli (dei 240 complessivi) del Trattato individuano chiaramente che la missione principale della Comunità è la creazione di un mercato comune  specificando quali azioni – e in che tempi – la Comunità dovrà avviare per adempiere il suo mandato.

Ma il Trattato abolisce anche i dazi doganali tra gli Stati, istituendo una tariffa doganale esterna comune che si sostituisce alle precedenti tariffe dei vari Stati, una sorta di frontiera esterna nei confronti dei prodotti degli Stati terzi. E prevede la elaborazione di politiche comuni come la politica agricola (la famosa PAC), la politica commerciale e la politica dei trasporti.

Viene creato anche il Fondo sociale europeo, con lo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori e il loro tenore di vita, e viene istituita una Banca europea per gli investimenti, destinata ad agevolare l’espansione economica della Comunità attraverso la creazione di nuove risorse.

Molte novità anche sul fronte istituzionale con la creazione della Commissione (poi Commissione europea), di un Consiglio dei Ministri (poi Consiglio europeo) e un’Assemblea parlamentare (poi Parlamento europeo). E’ l’adozione di un nuovo equilibrio fondato su un “triangolo” dove le istituzioni sono tenute a collaborare tra loro: la Commissione emana le norme, il Consiglio prepara le proposte, il Parlamento ha un ruolo consultivo.

Il trattato prevede anche l’istituzione di una Corte di giustizia.