Attraverso la sua pagina Facebook il Presidente della Regione Molise Francesco Roberti, replica al Sindaco di Isernia, attraverso una lunga nota.
In riferimento alla richiesta che il Sindaco di Isernia avrebbe avanzato al Presidente della Giunta Regionale del Molise per un incontro sulla situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è necessario chiarire quanto segue:
«Premesso che il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, non ha mai chiesto un incontro con il sottoscritto, né formalmente né informalmente, come si evince dalla sua missiva del 30 dicembre 2025, prot. n. 181895, nella quale il primo cittadino si rivolge al Direttore generale dell’ASREM, Giovanni Di Santo, e, per mera conoscenza, informa il Commissario Marco Bonamico, il Sub Commissario Ulisse Di Giacomo, l’assessore Michele Iorio (senza che se ne comprenda quale sia la finalità) e, da ultimo, il Presidente della Giunta regionale, esclusivamente per informarlo di aver avanzato una richiesta di incontro urgente con il Direttore Generale dell’ASREM.
Voglio ricordare al sindaco Piero Castrataro che il sottoscritto, nel corso del proprio mandato, non si è mai sottratto a incontri, confronti – formali e informali – e a momenti di dialogo istituzionale, una costante della mia storia politica.
L’incontro con i consiglieri di minoranza del Comune di Isernia è infatti avvenuto a seguito di una loro richiesta per le vie brevi, così come ho manifestato la mia disponibilità a incontrare Emilio Izzo, a seguito di sua richiesta, al fine di illustrare tutte le procedure concorsuali e gli avvisi attivati nel 2025 per il reclutamento del personale medico-sanitario, nonché gli investimenti pari a circa 5 milioni di euro destinati all’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature e agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del ‘Veneziale’ di Isernia, cosi come rappresentatoci dal Direttore Generale ASREM.
È inoltre opportuno sottolineare che l’ultimo colloquio telefonico con il sindaco Piero Castrataro risale al 26 dicembre 2025, alle ore 16.31, quando il sottoscritto lo ha contattato per esprimergli vicinanza e solidarietà in una battaglia che dovrebbe essere comune e che, per sua natura, dovrebbe andare oltre i colori politici.
Quanto rappresentato sopra non lo interpreto come uno sgarbo istituzionale nei miei confronti, figuriamoci, poiché coi sindaci ho sempre avuto un rapporto informale, diretto e franco.
Tuttavia, mi sembra che il sindaco di Isernia voglia sottrarsi ad un vero confronto su temi fondamentali, come la sanità, ambito nel quale sono necessarie azioni condivise e coordinate, capaci di superare le appartenenze politiche e di affrontare con concretezza le criticità derivanti dal DM 70, che continua a penalizzare il sistema sanitario della Regione Molise.
Sicuramente, il sindaco Piero Castrataro non ha bisogno dei miei consigli per decidere quali proteste mettere in campo per evidenziare lo stato del ‘Veneziale’, ma da ex sindaco, sento il dovere di ricordare – prima di tutto a me stesso – alcune esperienze vissute.
Quando si paventava la chiusura del Punto Nascite di Termoli e il Primario facente funzioni aveva deciso di dimettersi e andare via, il sottoscritto, in qualità di sindaco, si attivò personalmente nella ricerca di medici, arrivando a contattare direttamente il ginecologo dott. Alberico Vona. Allo stesso modo, quando la UTIC (Emodinamica) di Termoli era aperta a giorni alterni e, per l’estate 2022, si profilava la chiusura per carenza di personale medico, incontravo periodicamente in Comune il dott. Vincenzo Carfora, emodinamista, per farmi portavoce presso Regione, ASREM e Struttura commissariale, al fine di trovare soluzioni utili ad affrontare il periodo estivo, caratterizzato dalla presenza sulla costa di oltre 100.000 turisti.
Posso rassicurare il sindaco di Isernia, come in quelle circostanze, né il Presidente della Regione né i Commissari e tantomeno gli allora vertici ASREM, si resero disponibili a sostenermi nella battaglia per salvare il ‘San Timoteo’, negando persino le prestazioni aggiuntive che oggi, in maniera copiosa, vengono garantite per alcuni reparti, anche del ‘Veneziale’ di Isernia.
Una posizione ben diversa, da parte mia, nei confronti dell’Ospedale ‘Veneziale’, così come ho sempre sostenuto durante tutte le Conferenze dei Sindaci della Sanità.
Potrei ricordare, quindi, le numerose battaglie giudiziarie condotte insieme ai consiglieri comunali, arrivando persino ad autotassarci per sostenere le spese legali.
Durante l’emergenza Covid – caso unico in Italia – venne chiuso l’ospedale ‘San Timoteo’ per la sanificazione dei reparti e la struttura fu interdetta, con i medici bloccati all’interno, impossibilitati perfino a rientrare nelle proprie abitazioni (e non esisteva ancora alcun vaccino).
In quelle ore, il sottoscritto trascorse intere giornate al telefono con medici, infermieri e operatori socio-sanitari per rassicurarli, coordinando al contempo la Protezione civile comunale che provvide a portare panini e acqua – sì, persino l’acqua – poiché al ‘San Timoteo’ erano state rimosse anche le macchinette automatiche per la distribuzione delle bevande.
Già allora si sosteneva che quell’ospedale dovesse essere chiuso, perché a breve sarebbe sorto, nel vicino Abruzzo, un ospedale super moderno, con investimenti milionari. Ho dato certamente fastidio a molti poteri forti, non me ne pento e mi fermo qui.
Come vedi, caro Piero, avrei potuto anch’io montare una tenda: probabilmente avrei raccolto consensi e attestati di stima, e forse avuto anche qualche problema personale in meno, ma non credo che così avrei salvato il ‘San Timoteo’.
Ricordati che un sindaco è il primo cittadino. E questo non significa essere il primo a indossare la fascia tricolore per farsi un selfie, ma il primo ad affrontare e cercare di risolvere i problemi. È per questo che i concittadini ti hanno scelto. E non è nemmeno giusto, nei confronti dei tanti medici e professionisti seri che lavorano al ‘Veneziale’, finire alla ribalta nazionale per una tenda.
Un ultimo consiglio: anche a Termoli c’erano dotti medici e sapienti, ai quali il destino dell’ospedale pubblico interessava ormai poco, avendo già trovato una ricollocazione nella sanità privata, senza contare i sermoni logorroici e sterili di qualche Comitato. Pertanto, se davvero vogliamo salvare il ‘Veneziale’ diffida da tutto ciò e puntiamo sui giovani, perché se diamo a questi l’immagine di un ospedale da campo, sceglieranno altre destinazioni. Ai posteri l’ardua sentenza».