di Pietro Tonti
Il Molise si sta spegnendo lentamente, come una candela consumata dal tempo e dall’abbandono. Non è solo una percezione diffusa tra i residenti, ma una realtà certificata dai dati: la regione registra uno dei più rapidi cali demografici in Italia. Lo spopolamento, unito all’invecchiamento della popolazione, sta svuotando interi territori, soprattutto nelle aree interne, ormai prive di servizi essenziali e prospettive future.
A pesare su questo declino contribuisce un sistema sanitario sempre più fragile, incapace di garantire risposte adeguate ai cittadini. Le infrastrutture, già insufficienti, mostrano oggi tutta la loro vulnerabilità. Il tessuto economico locale, un tempo sostenuto da commercio, artigianato e piccole filiere produttive, ha perso consistenza negli ultimi anni, lasciando spazio a un’economia stagnante, fortemente dipendente dall’impiego pubblico.
Gli eventi degli ultimi giorni hanno aggravato ulteriormente una situazione già critica. Le frane che hanno colpito il territorio adriatico hanno trasformato la quotidianità in emergenza. Emblematico il caso della frana di Petacciato, che ha interessato un fronte di circa quattro chilometri, paralizzando collegamenti strategici. Il blocco dell’autostrada nel tratto tra Termoli e Vasto Sud, insieme all’interruzione della ferrovia e della Strada Statale 16, ha isolato di fatto la regione. A rendere il quadro ancora più drammatico, il crollo del ponte sul fiume Trigno, infrastruttura cruciale per la mobilità locale e interregionale.
In questo contesto, la popolazione – sempre più anziana – si trova senza alternative. I giovani continuano a lasciare il territorio, spinti dalla mancanza di lavoro e di prospettive, alimentando un circolo vizioso che impoverisce ulteriormente il capitale umano della regione.
Sul piano politico, le critiche si concentrano su una classe dirigente percepita come distante dai problemi reali. Si parla di autoreferenzialità, di una politica che sembra più impegnata nella gestione del consenso che nella costruzione di soluzioni concrete. L’impressione diffusa è quella di una campagna elettorale permanente, che inizia già dalle prime sedute dei consigli regionali, mentre le emergenze si accumulano senza risposte strutturali.
Burocrazia, lentezza amministrativa e promesse disattese pesano come un macigno su un territorio fragile. Il risultato è una regione intrappolata in una condizione di precarietà diffusa, dove intere comunità rischiano di scomparire nel silenzio.
Il Molise si trova oggi a un bivio: continuare lungo una traiettoria di declino o intraprendere un percorso di rilancio che richiede visione, investimenti e responsabilità politica. Senza un cambio di rotta deciso, il rischio è che questa “candela” si spenga definitivamente.







