Molise, sanità sotto silenzio: il rischio sismico ignorato nei piani di taglio

di Pietro Tonti

Il Molise è una regione ad alto rischio sismico, inserita nelle mappe nazionali di zona rossa. Un dato oggettivo, storico e scientifico che, sorprendentemente, continua a restare ai margini del dibattito pubblico e politico, soprattutto quando si parla di sanità. Eppure si tratta di un fatto gravissimo, che dovrebbe essere al centro di ogni scelta strategica.

Da mesi il confronto si concentra su ospedali, bilanci, commissariamenti e tavoli tecnici ministeriali. I sindaci montano tende, si organizzano fiaccolate, si scende in piazza per difendere la sanità pubblica e scongiurare i tagli agli ospedali di Isernia e Agnone. Nel frattempo, però, chi decide sembra guardare esclusivamente ai numeri, con l’obiettivo di far quadrare i conti a qualunque costo.

Quello che continua a essere ignorato è il territorio. Il Molise è una regione montuosa, con un’orografia complessa e una popolazione fortemente anziana: oltre il 60% dei residenti vive in aree periferiche, lontane dai presidi ospedalieri principali. Una condizione che rende già oggi difficoltoso l’accesso alle cure e che diventerebbe drammatica in caso di calamità naturale.

La storia insegna. Il Molise è stato colpito ciclicamente, nel corso dei secoli, da terremoti devastanti. Non si tratta di un’eventualità remota, ma di un rischio concreto. Eppure nessuno sembra porsi una domanda fondamentale: sono pronti gli ospedali molisani ad affrontare un sisma di forte intensità?

La risposta, allo stato attuale, è inquietante. Strutture già al collasso, carenza di personale, reparti ridimensionati e servizi ridotti all’osso non potrebbero reggere l’urto di un’emergenza di massa. In uno scenario del genere, la sanità pubblica non sarebbe un argine al caos, ma rischierebbe di diventarne parte, con un inevitabile aumento dei decessi e l’impossibilità di garantire un’adeguata tutela dei pazienti.

Queste cose vanno dette, con chiarezza e responsabilità. La prevenzione non è un lusso, ma un dovere. Pianificare, rafforzare le strutture, mantenere presìdi ospedalieri efficienti non significa difendere privilegi, ma salvaguardare vite umane.

La sanità e i tagli non possono andare a braccetto quando sono in gioco le reali esigenze di un territorio fragile e di una popolazione che, in caso di terremoto, rischia letteralmente di restare sotto le macerie. Ignorare questo aspetto significa affidare la vita delle persone al caso. E questo, in una regione come il Molise, è un rischio che non ci si può permettere.