di Pietro Tonti

Ad Isernia si fanno sempre più numerosi i cosiddetti “camminatori”, giovani migranti che da mesi stazionano nei pressi della Questura e delle aree limitrofe, in attesa di un permesso di soggiorno.
Arrivati a piedi, spesso dopo viaggi estenuanti e attraversando più Paesi, oggi vivono ai margini della città, tra edifici diroccati, cartoni e ripari di fortuna.

Con l’arrivo dell’autunno e del freddo notturno, la loro presenza si è fatta più visibile e dolorosa: corpi infreddoliti che cercano rifugio sotto i cornicioni dei negozi, nei pressi di Isernia Nord, dove insiste la sede della Croce Rossa Italiana.

Abbiamo incontrato uno di loro, un giovane pachistano disteso sotto un lampione, poco lontano dalla Questura.
Tra le mani stringeva un panino e qualche alimento ormai congelato dal freddo.
«Sono qui da un mese – racconta – vorrei lavorare per mandare a casa un po’ di soldi ai miei genitori. Mi hanno derubato più volte. Dormo davanti a un salone di parrucchieri, all’ingresso della rotonda di Isernia Nord: lì almeno il vento non passa.»

Un racconto semplice e disarmante, che restituisce la solitudine di chi vive ai margini di un sistema lento e indifferente.
Abbiamo chiesto alla Croce Rossa provinciale se e come sia possibile intervenire per dare un aiuto concreto a questi ragazzi.

Contattato telefonicamente, il presidente Fabio Rea ha spiegato:

«Siamo impegnati per offrire una prima assistenza. Sono arrivati dei container, ma mancano ancora i letti, che saranno consegnati a breve.
La situazione è complicata anche dal punto di vista sanitario: molti migranti soffrono di scabbia o altre infezioni e necessitano di cure immediate.»

Attualmente, ad Isernia sono stati censiti 16 giovani migranti, ma il numero è destinato a crescere.
Con il passa parola, altri potrebbero raggiungere la città, attratti dalla presenza della Croce Rossa e dalla speranza di trovare un minimo di accoglienza.

Il coordinamento tra Prefettura, Comune e Croce Rossa sta cercando di garantire soluzioni di emergenza, ma le difficoltà restano enormi: mancano strutture adeguate, risorse economiche e soprattutto risposte rapide.

Intanto, in un’epoca in cui la tecnologia corre e il mondo sembra più connesso che mai, ad Isernia ci sono ragazzi che vivono sotto il cielo gelido, senza casa, senza famiglia e senza futuro.
E in questa contraddizione si misura la distanza, sempre più ampia, tra il benessere di pochi e la disperazione silenziosa di chi non ha nulla.