di Alessia Tonti
Chiudono le aziende, crisi delle partite iva nel Molise? Provate ad aprire un’attività economica artigianale o commerciale e dopo pochi mesi vi renderete conto, nonostante le vostre belle intenzioni e anche se avrete visto giusto nel business da intraprendere, sarete castrati e indebitati nel giro di pochi mesi.

C’è da stupirsi di come questo Governo non sia in grado di comprendere che lo zoccolo duro dell’economia sono le piccole e medie attività. Per lo stato invece proprio il popolo delle partite iva è quello da vessare, da castrare, da controllare come se fossero dei banditi pronti all’evasione. Per questo motivo oltre all’iva al 22%, alle innumerevoli tasse dirette e indirette su 100 euro di fatturato quello che rimane ad un possessore di partita iva, a conti fatti,  non va al di là delle 25 euro.

Come è possibile vi chiederete, ma basta fare i conti della serva con qualche tributarista che vi renderete conto di avere fatto un pessimo affare ad iniziare un’attività. Nemmeno avete inaugurato ed ecco i primi tre mesi di fitto anticipato per il proprietario del negozio. Tasse di registrazione, Camera di Commercio e allestimento. Dovete rendere presentabile l’attività e giù altri soldi elargiti dal babbo con la liquidazione del posto fisso. INPS annuale di circa 3500 euro e siete già in debito, ma la speranza di incassare tanto denaro per far quadrare i conti e maturare quel guadagno che vi permetterà di pagare tutte gli oneri e farci emergere uno stipendio mensile normale, ancora non vi abbandona. Ed ecco che arrivano i fornitori e dovete riempiere il negozio, sperando di vendere.

Ci siamo siete pronti via. No,  non è possibile, dopo il passaggio dei Vigili Urbani per i controlli di routine, ecco i Vigili del Fuoco per la sicurezza antincendio; poi gli uomini della Questura se avete fatto domanda per le telecamere di sorveglianza per non farvi fregare la merce; poi l’Ispettorato del Lavoro che deve sincerarsi che non abbiate lavoratori in nero; la Finanza davanti al negozio per verificare se emettete scontrini fiscali; i Carabinieri per verificare se la licenza rispecchia la merce che avete in carico e le normative europee. Finalmente ci siamo potete stare tranquilli e iniziare a vendere, ma vi state accorgendo che vi manca il tempo per fare gli acquisti e nasce l’esigenza di una commessa, un part time giusto per non gravarvi di costi esagerati tra stipendio e contributi, tanto si incasseranno molti soldi.

Bene il primo anno va avanti, gli incassi nel Molise non sono proprio soddisfacenti, qualcosina avrete dovuto spendere in comunicazione pubblicitaria, ma non abbastanza per farvi conoscere e contare su una clientela massiccia, il denaro è finito in merce e difficile potere investire altri soldi.

Ed ecco che mentre inizia il secondo anno il consulente vi informa che lo scampato pericolo delle tasse del primo anno si raddoppia al secondo, in base al fatturato e agli oneri, circa 78 per i possessori di un’attività, dovrete pagare le tasse, l’iva e le speranze di fare attività si frantumano come un risveglio brusco da un sogno meraviglioso.

Naturale che non avrete potuto accumulare, mettere da parte quello che il fisco vi chiede, magari, se siete stati fortunati o sfigati, questo è da verificare, avrete avuto il babbo garante in banca per uno scoperto di conto corrente, 5.000 euro a disposizione per momenti bui. Quale momento più buio del pagamento delle tasse?

E qui che casca l’asino, vi ritrovate merce in magazzino, non venduta e pochi spiccioli in tasca. Per un anno e mezzo avrete pur dovuto campare, spendere per vivere e qui la mannaia dello Stato non transige vuole direttamente quella percentuale variabile, ma esosa che avrete incassato al netto del fatturato, ma senza contare le altre tasse indirette che pur avrete dovuto affrontare, per cui in cassa non c’è rimasto quasi nulla. Il pensiero scellerato è quello di prendere il denaro dallo scoperto di conto corrente, qualora fosse rimasto qualcosa e pagare.

Dal mese successivo al pagamento delle tasse ecco, i fornitori che avanzano denaro, non riuscite più a onorare il fitto, L’INPS; la commessa era già andata via, non riuscendo a sostenere gli oneri contributivi, ma solo il suo stipendio; vi siete castrati per mesi, senza ferie, lavorando dieci ore al giorno per ritrovarvi indebitati con tutti.

Cosa rimane da fare in questo caso? Chiudere inesorabilmente, chiudere l’attività, mandando al diavolo tutti. Il povero genitore dovrà per i prossimi 5 anni pagare con la pensione i debiti accumulati anche con la banca.

Sarete segnalati in griffe e non avrete più la possibilità di acquistare un’auto o un elettrodomestico, anche se avrete avuto successivamente la possibilità di andare a lavorare fuori da questa regione, se siete delle cime, assunti da qualche multinazionale.

Caso ancora peggiore se la vostra attività si basava sulle forniture alle pubbliche amministrazioni. Sarete stati costretti a chiudere per crediti e non per debiti, visto le lungaggini nei pagamenti che superano abbondantemente i 180 giorni nel migliore dei casi.

Quadro funesto e poco ottimista direte. Provate a chiederlo ai mille possessori di paryita iva che negli ultimi anni hanno chiuso le attività.

La soluzione? Chiedere al Governo con forza di autorizzare la regione Molise per tutto il territorio dal mare a Venafro quale zona franca no-tax almeno per 5 anni.

Solo con questa soluzione, siamo convinti si possa rilanciare la piccola e media impresa e non elargendo denaro nelle misure europee e regionali che provocano solo decine di giovani falliti.

Con la tassazione insopportabile e castrante, con uno Stato tiranno su chi ci mette la faccia e le proprietà familiari, non si può continuare di questo passo a minare il futuro di chi vuole fare impresa.