D.ssa R.Francesca Capozza

Psicologa Psicoterapeuta specialista in Psicologia della Salute

Il rapporto con i propri figli può essere spesso fonte di ansia e preoccupazione per i genitori, soprattutto in questi anni in cui i modelli culturali cui la famiglia fa riferimento sono in continua evoluzione. Un senso persistente di inadeguatezza nel proprio ruolo (genitoriale e figliare) o di incomprensione reciproca possono indurre ad un irrigidimento delle dinamiche relazionali che potrebbero cronicizzarsi in un deleterio distacco emotivo-affettivo.

Prevenire o intervenire su tali difficoltà è sempre possibile.

Puntare sulla promozione di un adeguato percorso educativo rappresenta il fattore protettivo per eccellenza, garante della costruzione di un ben-essere per tutta la famiglia.

 

UNA EDUCAZIONE EFFICACE

Alcuni punti chiave:

  • L’importanza delle regole

Esse danno sicurezza e creano punti di riferimento indispensabili nel percorso di crescita; sono efficaci quando sono espresse al positivo (evidenziare il comportamento desiderato, piuttosto che censurare quello inadeguato), sono sintetiche e concrete (invece di “fai il bravo”, specificare il comportamento atteso es. “gioca con le macchinine e quando hai finito riponile nel cesto”), poche (4 o 5 in modo da focalizzare l’attenzione su di esse e interiorizzarle), date al momento giusto ovvero in momenti piacevoli, di serenità e non di rimprovero (la regola associata ad una sensazione di sgradevolezza è interiorizzata con maggiore difficoltà), trasmesse da entrambi i genitori (è importante la loro coerenza interna, altrimenti la regola ne esce screditata e priva di consistenza, inoltre un genitore viene visto come “buono” e l’altro come “cattivo”).

  • Rilevare e valorizzare gli aspetti positivi

Osservare e lodare i comportamenti positivi e di attuazione delle regole, senza evidenziare quelli negativi (ciò rinforza la messa in pratica dei comportamenti adeguati e comunica un atteggiamento rassicurante di accettazione incondizionata da parte dei genitori).

  • Decifrare i comportamenti problematici

Rilevare il messaggio comunicativo del gesto disadattivo attuato dal figlio, cercare di risalire alle motivazioni del malessere o al suo bisogno di ricevere attenzione; non cedere ai gesti provocatori, ma insegnare che esistono forme alternative positive per comunicare, valorizzando le competenze che il giovane possiede di rispondere in maniera adeguata alle situazioni.

  • Ascoltare ed esprimere le emozioni

Riconoscere le emozioni che i figli vivono attraverso un ascolto empatico e rispondere ai loro bisogni; aiutarli a vivere ed esprimere i propri stati affettivi in modo sano e funzionale utilizzando la capacità di mediare cognitivamente.