di Irnerio Musilli

Oggi esordisco con l’esprimere tutta la mia personalissima solidarietà al popolo genovese per la tragedia del crollo del ponte Morandi, alle famiglie delle vittime e a tutte le altre famiglie che ne subiscono i fastidi e le difficoltà per le proprie abitazioni. Il mio argomento di oggi è la grave malattia neurologica dell’autismo, ancora più grave perchè questa malattia riguarda i bambini e quindi ne deriva un impatto emotivo maggiore.

L’autismo è un grave danno neurologico che, allontana il bambino che ne viene colpito, dalla vita sociale, lo priva della parola e lo trasporta in una triste apatia ed in un mondo tutto suo. La scienza e la ricerca scientifica in merito ci dicono pochissimo, solo supposizioni ed espresse con il verbo al condizionale: si suppone che fattori genetici ed ambientali contribuiscano all’insorgenza di questa malattia, si suppone ancora che l’abuso di alcool da parte dei genitori, oppure anche di solo uno di essi, ancora che l’assunzione di determinati farmaci durante la gravidanza potrebbero essere fattori di rischio.

Di certo si sa che è colpito di autismo 1 bambino su 150 ed inoltre che i maschietti sono più a rischio delle femminucce, infatti il rapporto è di 4 a 1.

La storia che vi voglio raccontare è stata da me vista e direttamente vissuta, ogni particolare, ogni dettaglio corrisponde alla realtà.

La location di questa storia, come si direbbe in un linguaggio moderno, è una lingua di terreno che va dal nostro alto Molise fino a sconfinare nella prossima regione dell’Abruzzo; l’altitudine di questi luoghi, va dai circa 1000 metri sul livello del mare fino ai 1300. Questo territorio possiede lunghe distese di boschi con piante autoctone, che ci forniscono aria salubre e ossigenata, respirarla a pieni polmoni è un vero piacere; gli inverni gelidi e le bianche nevicate congelerebbero ogni tipo di forma batterica e la mite estate offre refrigerio e ristoro a tutti coloro che fuggono dalla calura e dall’afa delle grandi città.

Inoltre, da questi luoghi, qualsiasi forma di inquinamento può essere tranquillamente considerata lontana anni luce.

Esattamente in questo contesto ambientale cresce un bambino di questi luoghi, egli nasce normopeso, si nutre del latte della mamma, cresce felice e pacioccone giocando con i semplici giochini con cui giocano tutti i bambini; circondato dall’affetto di tutti, in particolare dei genitori e dei nonni paterni, il bambino attraversa e supera brillantemente lo svezzamento.

Ricordo io stesso all’età di circa nove mesi che, giocando con le cuginette più grandi, rideva a crepapelle nel far rotolare un pallone colorato e agitava, in modo del tutto articolato le braccine e le manine in segno di felicità. Tengo a precisare che il suo pediatra, che lo ha sempre visitato sin dal primo giorno di vita, ad intervalli costanti, ogni mese è il presidente dell’associazione “bambini autistici”, quindi più adatto a poter individuare in tempo utile qualsiasi anomalia possibile; il bambino continua a crescere nella massima normalità gioca con gli altri bambini e si mostra sempre allegro e felice.

Col passare dei mesi, ormai ben oltre l’anno di vita, i genitori si accorgono che non ha ancora pronunciato una delle due paroline magiche “mamma” o “papà”; quando lo chiedono al pediatra, lui getta acqua sul fuoco e dice ripetutamente di stare tranquilli. Dopo un po’ di tempo comincia l’altra fase di vita del bambino, quella che lo trascina in una strana tristezza ed in un’apatia che lo fa essere lontano dalla realtà ed in un particolare mondo tutto suo.

Il bambino si estranea continuamente dalla realtà ed inoltre comincia a mostrare qualche altro segnale della malattia; in particolare compie dei movimenti, pochi in realtà, a volte anche uno solo però ripetuto continuamente e ripetuto soprattutto con gli arti superiori e con la rigidità dei muscoli. Altro elemento che si manifesta nel bambino e in genere in tutti questi bambini è, che quando si confronta con l’interlocutore tende a volgere lo sguardo da un lato. Dopo tutti questi episodi all’età di circa due anni, il bambino viene ricoverato presso il reparto di pediatria di una nota clinica universitaria abruzzese e quindi viene formulata la diagnosi di autismo.

Immaginiamo la tristezza e lo sconforto dei genitori, la disperazione dei primi giorni ma l’unione della famiglia, l’affetto di tutti verso il bambino fanno superare quell’immediato triste momento. Tutti pensano al da farsi e, soprattutto, ciò che si deve per il meglio di questo bambino: esperti nel settore, insegnanti di sostegno, aiuti di ogni genere da parte dei famigliari, tanto parco giochi, tanta ludoteca e tantissima piscina.

Esercizi per migliorare l’aspetto cognitivo, esercizi di un particolare e apposito linguaggio per migliorare la comunicazione e soprattutto tanti momenti insieme ad altri bambini. La sua predilezione è sicuramente l’acqua, la vasca da bagno e la piscina sono il passatempo preferito; l’allontanarsi dal centro abitato per andare incontro alla libera campagna lo rende allegro e felice e la visione degli animali lo appaga notevolmente. Oggi il bambino va verso i dieci anni, tanto si è fatto e tanti sono stati i risultati raggiunti ma ogni genitore naturalmente si augura sempre di più.

In questo contesto, due sono i momenti in cui guardando si esalta l’aspetto emotivo: quando il bambino è insieme alla mamma c’è talmente tanta complicità e simbiosi che appaiono come un’opera d’arte e il suo autore, provate a immaginare Monna Lisa con vicino Leonardo da Vinci e provate ancora ad immaginare un rapporto incredibile fatto di dolcezza e nello stesso tempo di fermezza con la sua abituale insegnante di sostegno.

Con lei esprime il massimo della gioia nei momenti di relax, ed invece poi, nei momenti della formazione e dell’educazione, questa bravissima professionista, riesce a regimentarlo come un soldatino nello schieramento dei militari e, lui, viene trasportato nei giusti binari della correttezza e dice sempre “signorsì” alla sua maestra.

Dal punto di vista fisico ed estetico il bambino si mostra perfetto nelle forme e con i lineamenti dolci che fanno presagire grande bontà d’animo. Ha sempre indossato una taglia in più del normale e a noi tutti appare come un bronzo di Riace in miniatura. In relazione a questa malattia tantissimi genitori hanno mostrato più volte, dubbi, incertezze, perplessità sull’insorgenza della stessa.

Il fatto è che la scienza e la ricerca scientifica non solo non ci dicono molto ma, tutti sappiamo che in questo settore si investe poco e, di conseguenza, i risultati non sono dei più favorevoli. Nel recente passato c’è stata una polemica su quanto i vaccini potessero influire sull’autismo e, tanti genitori, non solo non trovano nella scienza elementi tali da ricondurre alla malattia dei loro bambini ma, pur non avendo nulla di certo, di provato e di scientifico, analizzando esclusivamente la sequenza temporale dei fatti, trovano che lo spartiacque dei due comportamenti del bambino, quello iniziale del tutto normale e quello successivo della negatività sia proprio legato al periodo immediatamente successivo alla somministrazione di vaccini che di routine fanno tutti i bambini.

A questo punto mi voglio addentrare in un terreno melmoso, paludoso e irto di tante difficoltà: tutti sappiamo che la farmaceutica mondiale è in mano a dei “paperon dei paperoni”, dalla potenza economica e finanziaria stratosferica, i quali, dall’alto del loro strapotere, indirizzano e veicolano la ricerca a loro piacimento; questo significa che investono tantissimo nei settori della medicina dove il business moltiplica i loro guadagni ed eleva all’ennesima potenza il fatturato delle loro aziende.

La conseguenza di tutto questo è che da tanti anni ricercatori dalle menti eccelse che tra l’altro provengono dalle nostre università approfondiscono, indagano, sviscerano, analizzano e ricercano sulla cosmetica, sulla medicina e chirurgia estetica e profondono il massimo delle loro energie in continui e sempre nuovi vaccini tralasciando in secondo ordine, in un ruolo marginale e addirittura spinte verso l’angolino del dimenticatoio delle malattie tipo: autismo, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, leucemia, tumori di ogni tipo e morbi dai nomi strani ed altisonanti che, al solo pensiero di pronunciarli fanno tremare le vene e i polsi dei più.

 

Tutto questo non mi sembra esattamente proprio di un mondo civile: sono il primo cultore dell’estetica e della bellezza e ritengo che sia giustissimo ricercare in questo campo e poi, diciamoci la verità, a chiunque farebbe piacere avere l’elisir di lunga giovinezza ma qui non ci siamo proprio con la proporzione degli investimenti e la gravità delle malattie e quindi ognuno auspicherebbe sicuramente un’inversione di tendenza in questi settori.

Ricordo benissimo la frase che le istituzioni e i dirigenti pronunciano sempre quando devono tranquillizzare le folle e devono rassicurare tanti genitori. La frase di solito è la seguente: “in scienza e coscienza, dai risultati ottenuti, dalla ricerca scientifica, dai dati in nostro possesso, forniti dalle pubblicazioni delle più accreditate riviste scientifiche, ci sentiamo di escludere qualsiasi correlazione tra i farmaci somministrati e lo slatendizzarsi della patologia in questione.”

Di queste parole quelle che più colpiscono sono: “in scienza e coscienza” e, tutti ci chiediamo, dove è indirizzata la scienza?

E soprattutto dove sta la coscienza; se ce ne fosse almeno un po’ tanti personaggi sicuramente non dormirebbero sogni tranquilli e tanti potenti avrebbero le loro potenti poltrone che sobbalzerebbero in modo ondulatorio e sussultorio. Mi viene da chiedere dove sono quelle cariche istituzionali devolute al controllo, alle verifiche, alle ispezioni, alle analisi e soprattutto alle decisioni.

Riflettendo, ci sembra, che oggi, uno stregone capo di un popolo tribale, non in possesso di: laurea, specializzazione, master, i potenti mezzi di oggi e che soprattutto non abbia davanti a lui la fissazione del Dio denaro, ma tanta onestà e un minimo di buon senso riuscirebbe a fare di più e a decidere meglio.

Mi auguro vivamente che ognuno di coloro, che si sente chiamato in causa faccia qualcosa di positivo per un’epocale inversione di tendenza e si adoperi al meglio, ognuno per la propria parte di competenza.

A questo punto mi viene da dire a tutti questi personaggi di ricordare bene quella famosa legge dantesca che collocava i golosi in un determinato e specifico girone e poi li condannava, istante dopo istante per tutta l’eternità a mangiare cibo ed a ingurgitare dolci. Proviamo a pensare in una modernissima e attualissima Divina Commedia dove, e soprattutto come, oggi, sarebbero collocati questi signori dal nostro sommo poeta. Spero che tutto questo non rimanga solo utopia e i miglioramenti che tutti ci auspichiamo non rimangano solo il mio personalissimo sogno di una notte di mezza estate.