Affollato di adulti ed alunni l’open day alla Colacem di Sesto Campano, ma non manca il lenzuolo di protesta a Venafro che sollecita la chiusura della Colacem e maggiori attenzioni per la cultura

Come è andato l’ “Open day” di sabato scorso alla Colacem di Sesto Campano ? A detta dei vertici aziendali, che nella mattinata di sabato scorso hanno accolto adulti e studenti per la visita dello stabilimento, è andato benissimo sia per l’affluenza di gente e scolaresche e sia per la possibilità di lasciar ammirare agli intervenuti il ciclo produttivo della struttura. “L’open day -è stato asserito dall’industria di Sesto- non è una novità per Colacem, avendo già attuata l’iniziativa in passato perché tutti potessero rendersi conto dei nostri sistemi lavorativi. L’abbiamo riproposta nella consapevolezza della bontà della produzione Colacem, che si preoccupa di tutelare il lavoro e contemporaneamente l’ambiente e la salute dei dipendenti. Siamo i primi paladini dell’ambiente in ragione della sua importanza, avendo famiglie e vivendo in questo territorio”. Sin qui la motivata soddisfazione di Colacem. Di contro c’è da riferire per dovere di cronaca della scritta di protesta per l’open day Colacem tracciata su lenzuolo esposto sulla spalletta del ponte di Viale Vittorio Emanuele III che scavalca la Colonia Giulia a Venafro. La scritta, priva di firma e di sigle a sostegno, sollecita maggiori attenzioni per la cultura, per la quale si auspica un open day, e in contemporanea la chiusura dello stabilimento di Sesto Campano, data la sua produzione di polveri di cemento. Lenzuolo cioè che ripropone la posizione di coloro che non concordano sull’operato lavorativo Colacem e ne continuano ad avversare i sistemi produttivi, ritenendoli dannosi per ambiente e salute pubblica. Ovviamente dall’industria di Sesto si asserisce tutt’altro, tant’è appunto il recente open day aziendale di sabato scorso. E così il dualismo permane, senza il benché minimo accenno a rientrare.

 

Tonino Atella