La fiaccolata che oggi domenica ha attraversato il centro storico di Isernia ha restituito un’immagine forte e inequivocabile: una partecipazione di massa, composta ma determinata, a difesa dell’Ospedale Veneziale e del diritto fondamentale a una sanità efficiente. Migliaia di cittadini, fiaccole accese e silenzio carico di significato, hanno voluto dire che la salute non è negoziabile, che i territori interni non possono essere sacrificati sull’altare dei numeri e dei tagli lineari.

Ma la domanda, oggi, è inevitabile: servirà davvero questa mobilitazione a cambiare il destino del Veneziale? Le immagini di una città unita arriveranno sui tavoli tecnici ministeriali di Roma, dove da anni si decide la sorte della sanità molisana? O resteranno confinate nella dimensione locale, come testimonianza di un disagio profondo ma inascoltato?

Il Molise convive da troppo tempo con una sanità commissariata, con reparti ridimensionati, servizi accorpati, personale insufficiente. Decisioni spesso calate dall’alto, giustificate da parametri e decreti, che non tengono conto delle specificità territoriali, delle distanze, dell’invecchiamento della popolazione e della fragilità sociale. In questo contesto, la fiaccolata del 18 gennaio 2026 rappresenta molto più di una protesta: è la richiesta esplicita di essere ascoltati.

Eppure la storia recente insegna che le manifestazioni, da sole, non bastano. Senza una strategia politica forte, condivisa e credibile, il rischio è che tutto resti intramoenia, confinato entro i limiti di una città di provincia che protesta mentre altrove si decide. Il pericolo è che, tra qualche anno, quella data venga ricordata solo come un momento simbolico: il giorno in cui i cittadini molisani scesero in piazza per difendere il diritto alla salute, anche se poi nulla accadde.

Ora la responsabilità passa alle istituzioni. Alla politica regionale, chiamata a trasformare la protesta in proposta. Agli eletti in Parlamento, che hanno il dovere di portare quelle immagini e quelle voci nei luoghi dove si definiscono le strategie nazionali. Perché il diritto alla salute non può essere un privilegio geografico né una variabile dipendente dai bilanci.

La fiaccolata ha acceso una luce. Resta da capire se qualcuno, a Roma, vorrà davvero vederla.