di Redazione

Non solo le grandi città dove il fenomeno è oramai dilaganti tra maranza ed extracomunitari armati di macete e coltelli, in grìuppo o singoli seminano violenza inaudita e incontrastata per le vie delle nostre metropili.

Se possiamo avere la percezione che nelle periferie come la nostra i fenomeni non sono percepiti come possibili, ci sbagliamo di grosso.

Abbiamo visto a Campobasso le risse in pieno centro tra immigrati, e negli ultimi giorni, secondo quanto riferito da testimoni e dalle notizie circolate in città ad Isernia, si sono verificati diversi episodi di tensione che avrebbero coinvolto la stessa persona: dal negozio di dolci, al Parco della Stazione, fino ai fatti avvenuti ieri sera in un locale del centro storico.

Si parla inoltre di interventi delle forze dell’ordine e di problemi anche al Pronto Soccorso, con presunte aggressioni nei confronti del personale sanitario. Il violento, sarebbe un pachistano residente presso una struttura di accoglienza di Isernia.

Se questi fatti saranno confermati dalle autorità competenti, la domanda politica è inevitabile.

Com’è possibile che una persona ritenuta socialmente pericolosa continui a trovarsi in libertà? Perché, nonostante una sequenza di episodi che destano allarme tra i cittadini, la risposta dello Stato appare insufficiente?

Non possiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile per intervenire.

La sicurezza dei cittadini, degli operatori sanitari e delle forze dell’ordine deve essere una priorità assoluta.

C’è poi un’altra questione che merita attenzione: il silenzio. Perché su vicende che stanno facendo discutere tanti cittadini non c’è un’informazione puntuale e tempestiva? Perché, troppo spesso, sono le testimonianze di chi era presente a ricostruire i fatti prima ancora che se ne parli pubblicamente?

Se una persona rappresenta un concreto pericolo per la collettività, lo Stato deve intervenire con decisione, nel rispetto della legge.

La tutela delle vittime e della sicurezza pubblica deve essere prioritaria.